giovedì 4 ottobre 2018

Gesù e l’eros


Gesù e l’eros

Anna: Nei Vangeli non c’è nessuna indiscrezione sul lato affettivo, sessuale della vita di Cristo, eppure una personalità così carica, come la sua, di amore e trasporto per tutti, non può non aver amato anche in senso umano. Questo non vuol dire necessariamente che abbia avuto rapporti sessuali, anche se, a mio avviso, non avrebbe cambiato il senso della sua missione.

Thomas: Il Cantico dei Cantici risponde a tutte le domande che non si possono rivolgere a Gesù. Gesù ha letto il Cantico dei Cantici, l’ha sentito cantare alla festa di Pasqua, e quindi il suo senso dell’amore umano, dell’eros è stato formato da quel libro biblico. L’eros di Gesù era tutt’uno con la sua Persona, quindi il suo lato affettivo-sessuale mostrava le stesse qualità presenti in tutti i suoi rapporti interpersonali, quelli con la Maddalena e con Pietro, con sua Madre e con l’amico Lazzaro. Tutti i rapporti di Gesù erano ricchi di eros, ma questo veniva integrato da tutte le altre dimensioni dell’amore. “Eros” è l’unico dei tre termini greci per l’amore che ancora si usa nel parlato comune. I greci analizzavano l’amore in tre diverse sfaccettature, i romani e noi moderni non sappiamo cosa fare delle loro distinzioni: eros, agape, filia. Non saprei nemmeno tradurle in termini della psicologia moderna. Però c’è una certa sapienza in quest’articolazione analogica del concetto amore, poiché Gesù amava ciascuna persona in un modo particolarmente adatto a quella persona e alla sua capacità di rispondere amando.

Anna: Gesù non ha mai parlato di castità?

Thomas: Ha parlato dell’amore. Parlando della fedeltà nel rapporto uomo-donna Gesù fece appello alla fedeltà verso la creazione. “Torna alla tua natura”, è il senso implicito del discorso sul divorzio in Matteo 19. “Torna al tuo cuore, torna come Dio ti ha fatto e troverai dentro di te, come creatura di Dio, questa necessità di focalizzare il tuo amore e la tua vita sessuale in un rapporto stabile, che rifletta l’unità e la fedeltà di Dio”. Sul piano dell’ortodossia dogmatica non c’è questione della sessualità di Gesù; del suo stato civile non si dice nulla nelle classiche definizioni dogmatiche. E se fosse stato sposato? Non toglierebbe nulla alla sua divinità e quindi non sarebbe un’eresia. Per esempio, avrebbe potuto essere vedovo, anche se questo appare del tutto inverosimile. Mentre i Vangeli dicono che Pietro aveva lasciato a casa la moglie per seguire Gesù, del Maestro è scritto soltanto che è il figlio di Maria e del falegname di Nazaret.

Anna: Ma non aveva fratelli? C’è un passo del Vangelo che indica questa circostanza.

Thomas: Il termine greco per fratelli, adelphoi, significa figli della stessa madre. Gesù e i suoi parlavano un’altra lingua, l’aramaico, in cui un solo termine può significare vari tipi di parentela, fratello, cugino, genero, zio.

Anna: Gesù era così puro, così divino, che non aveva bisogno di un rapporto fisico per entrare in unione con un’altra persona. Il rapporto si realizzava su un altro piano.

Thomas: Quando si è divini si sa che il sesso è puro, il sesso è divino.

Anna: La Chiesa cattolica mi ha insegnato che il sesso è sporco, tutt’altro che divino. E che il corpo umano va fustigato, purificato, mortificato.

Thomas: Rispondo a questa sciocchezza con una battuta americana: “Sex is something dirty; save it for someone you love!”, in altre parole, “Il sesso è qualcosa di sporco; conservalo per donarlo a chi ami”. Insomma, devo donare una cosa sporca soprattutto alla persona che amo di più — non ti pare assurdo?

Anna: Dobbiamo arrivare all’”Amoris Laetitia” di Papa Francesco per trovare parole veramente nuove e rivoluzionarie sull’amore. “Dio stesso ha creato la sessualità che è un regalo meraviglioso per le sue creature”, “è un dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi”. L’enciclica di Papa Francesco insiste anche sulla tenerezza e l’affetto che deve unire un uomo e una donna, rifiutando il concetto della sessualità “usa e getta” dominata dall’egoismo della società moderna. Inoltre chiarisce le parole di San Paolo “che la donna sia sottomessa”al marito, come espressioni legate a “categorie culturali proprie dell’epoca”. Ha concesso, infine, la comunione ai divorziati risposati, anche se sarà il vescovo a valutare caso per caso. E per gli omosessuali ha invocato   prudenza e misericordia.

Thomas: Se abbiamo dovuto aspettare fino al papato di Francesco I per sentirci dire: “Dio stesso ha creato la sessualità che è un regalo meraviglioso”, è perché ci siamo dimenticati del Cantico dei Cantici. È vero che i commentari medioevali tendevano a spiritualizzare quel libro sapienziale del Primo Testamento, ma i veri mistici, come Santa Gertrude la Grande e Santa Teresa d’Avila, tenevano in mente la dimensione corporea della loro unione col Signore e la sperimentavano in modo quasi erotico, pur nello stato verginale. Eppure sono rivoluzionarie le parole e soprattutto il tono di voce del papa sudamericano.

Anna: La sessualità nei secoli è sempre stata controllata dalla Chiesa, che ha indicato con chi, come, dove, quando e perché andava vissuta. Di fatto, soltanto con Freud e Jung i poveri cattolici hanno trovato un aiuto per risollevarsi dai terribili sensi di colpa, dalle nevrosi, dalle frustrazioni legate alla sessualità, perché tutti noi occidentali siamo stati educati a questa visione punitiva della sessualità. E non si capisce perché, dato che i primi padri della Chiesa avevano una famiglia e i Papi, per un certo periodo storico, hanno avuto amanti e figli. E san Paolo nella sua lettera a Timoteo scrive: “E parlando del Vescovo, che sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento, ma benevolo, non litigioso, non egoista, sappia dirigere bene la propria famiglia, abbia figli sottomessi con ogni dignità. Perché se uno non sa dirigere la propria famiglia come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”. Allora se san Paolo dice queste cose, che era ben più vicino al Cristo della Chiesa attuale, che cosa è successo nel corso dei secoli per far modificare questa posizione? Quando è stata cambiata questa regola che concedeva anche al clero di avere famiglia?

Thomas: I concili medioevali affermarono l’obbligo del celibato per il clero latino. Si tratta di una questione canonica, sebbene già gli antichi canoni del quarto secolo dicano che dopo l’ordinazione il prete e il vescovo non devono più vivere con la moglie. Nel Nuovo Testamento c’è il modello della Chiesa domestica. Tutt’oggi nel Veneto ci sono esperienze simili, case plurifamiliari che sono vere comunità ecclesiali. Si potrebbe rinnovare questo modello di chiesa attraverso la Regola di san Benedetto, adattata alle nuove situazioni, come fanno alcuni gruppi di fedeli laici — persone celibi e sposate — in Inghilterra e negli Stati Uniti. Comunque, l’estrema negatività riguardo al sesso non corrisponde alla tradizione cattolica; anche nel Seicento e fin quasi all’Ottocento non era così. Se mi nascessero dei dubbi, potrei tranquillamente consultare i libri di sant’Alfonso de’ Liguori e prendere quello che lui suggerisce. Sant’Alfonso affronta le questioni etiche e morali con una saggezza molto equilibrata che chiamerei tipicamente “napoletana”.

Anna: Invece san Tommaso e sant’Agostino non sono altrettanto illuminati e illuminanti?

Thomas: Sant’Agostino è sempre illuminante, ma non sul piano della morale. Sul piano dell’antropologia san Tommaso d’Aquino parte da una premessa sbagliata, la donna sarebbe “un maschio mancato”; quindi tutto è fuori posto. Preferisco il buon senso, l’equilibrio, il calore umano di Alfonso de’ Liguori.
   Rimango sempre un uomo del mio tempo, che da adolescente già leggeva Freud e Jung. Ho posto le mie domande, ho guardato dentro di me; vedo che tutto quanto appartiene alla mia natura è buono. Non posso accettare discorsi negativi sul sesso; li respingo non soltanto in nome della mia cultura laica, ma soprattutto in nome della mia fede cristiana.

Anna: Allora la Chiesa è diventata sessuofoba nell’Ottocento?

Thomas: Pare di sì, anche se il mutamento è cominciato alla fine del Cinquecento. Sin dalla Controriforma, la Chiesa si è trovata sempre “contro” qualcosa: l’illuminismo, il liberalismo, il marxismo, il comunismo e così via. Anche il clima mutò, ci fu una piccola era glaciale, dal 1600 al 1800, anni d’inverni freddissimi, di estati brevissime. Il cambiamento climatico ha inciso non poco sulla psiche dei cristiani, faceva freddo, bisognava restare sempre vestiti, non fare mai il bagno. Di qui il rigore eccessivo osservato in certe Congregazioni religiose durante quei secoli.

Anna: Il mito della verginità! Un mito più maschile che femminile, poiché un tempo l’uomo poteva rifiutare la moglie se il giorno del matrimonio scopriva che non era più vergine. Maria Goretti, uccisa il 5 luglio del 1902 con 14 colpi di punteruolo da un ventenne, Alessandro Serenelli, santificata perché martire, è diventata il simbolo della purezza, un esempio per tutte le donne. Aveva 11 anni, la descrivono magra, denutrita, analfabeta. Era soltanto una bambina terrorizzata di essere uccisa, come pensa qualcuno, oppure era realmente consapevole della verginità come bene irrinunciabile? E la verginità come bene irrinunciabile è quello che ripetevano continuamente le suore dove studiavo. Tanto che un giorno temetti di averla persa perché un bambino mi aveva toccato. Ricordo la sofferenza e l’umiliazione; nella mia mente infantile mi disperavo per qualcosa che non sapevo nemmeno cosa fosse. Mi sentivo schiacciata dal senso di colpa e d’inutilità. Tanto da desiderare di morire. Ma anche quello era peccato. Così, non mi rimase che convivere con il dolore.

Thomas: Secondo la mia fede, la verginità è un dono prezioso e Maria Goretti è un esempio attualissimo della donna che resiste ai soprusi del maschio. Non avevo mai letto gli atti del processo contro il suo assassino, finché non sono stati pubblicati dal quotidiano L’Unità.

Anna: Nella sua Autobiografia, Yogananda non parla mai dei suoi problemi affettivi, sessuali o erotici. Le persone molto avanzate spiritualmente sono in sintonia con Dio, che senso ha continuare a trastullarsi con i piccoli piaceri terreni? E’ come se un adulto continuasse a giocare con il secchiello e la sabbia. Si sublima l’energia per scopi più elevati.

Thomas: La sublimazione è la via del potere, non è la via della natura né dell’amore. Sublimare significa trasferire le energie erotiche su altri piani — quello intellettuale, quello dei tuoi affari, così fai il businessman di successo, oppure fai l’artista per fini più nobili, ma è la stessa cosa. Alla fine la sublimazione diventa una specie di tirannia interiore; non può essere fruttuosa.

Anna: Non vedo la sublimazione come una tirannia interiore, tanto meno la vedo infruttuosa. Imparare a controllare la propria energia ed utilizzarla per scopi elevati non mi sembra un fatto così negativo. D’altra parte il Kriya Yoga insegna proprio a risvegliare la kundalini e a far risalire l’energia dal muladhara chakra al Loto dei mille petali.

Thomas: La sublimazione psicologica è profondamente diversa dalla trasformazione delle energie che si sperimenta nello yoga, com’è diversa dalla pratica della verginità monastica secondo la visione di san Benedetto.

Anna: Comunque, se non si può sublimare, che cosa si deve fare allora? Se non c’è una persona che ami, devi comunque vivere la tua sessualità?

Thomas: Penso proprio di sì. Così fanno tutte le persone di buona volontà e di buon senso. Dio ci ha creati con la sessualità che permea ogni istante della nostra esistenza, ogni aspetto della nostra vita, e ha creato questa risonanza, questa trama del tessuto della nostra esistenza. È Dio che l’ha voluto.

Anna: Perché allora in tutte le grandi religioni per i sacerdoti c’è il voto di castità? Per chi sceglie la via spirituale c’è necessariamente il superamento della sessualità.

Thomas: Il superamento della sessualità non l’ho trovato né in me stesso, né nei miei confratelli. Chi ha una soglia alta del dolore non sperimenta le pulsioni sessuali con la stessa intensità di una persona che ha una soglia bassa del dolore, che sente questi impulsi in modo più invadente, più insistente. Se poi ha fatto un’esperienza sessuale positiva, la sente sempre come un richiamo; se è stata negativa affronta la necessità, per la sua maturazione spirituale, di superare quella negatività. Dio chiama alcuni a un cammino eccezionale, rinunciare alla fruizione sessuale. Le persone consacrate — yoghi, monaci, sacerdoti — fanno un’esperienza di solitudine che richiede questa rinuncia.
   La consacrazione del monaco non è identica al celibato del prete, definito dal codice di diritto canonico “La perfetta continenza nello stato celibatario”. Il voto del monaco, invece, si direbbe: “L’amore perfetto nello stato verginale”. La parola “continenza” non mi piace, perché implica una concezione troppo fisica, troppo idraulica della sessualità. “Tieni tutto dentro finché non implode”. È da questo “tenerselo dentro” che vengono l’alcolismo, la pedofilia, i tradimenti, la violenza, oppure la freddezza, la severità, l’assenza di compassione. Nel Medioevo ne parlava il monaco camaldolese Ambrogio Traversari. Osservava che alcuni suoi monaci conservavano la castità, rimanendo in uno stato quasi infantile, quasi femminile.

Anna: Puri d’animo, puri di spirito.

Thomas: Ma cosa è puro e impuro? Il peccato è impuro. Non sono i peccati dell’impurità il problema, ma l’impurità del peccato. Ogni peccato è impuro, perché mescola insieme il bene e il male, mentre il sesso è intrinsecamente puro; in sé è sempre un bene. Quando il sesso non è più come Dio l’ha creato, quando è a scopo di lucro, quando è strumento di violenza, quando è una menzogna, allora subentra l’impurità. S’introduce un elemento estraneo che fa violenza alla purezza del sesso. Se considero la mia esperienza, dopo quarant’anni di vita monastica, devo ammettere che, sì, ho usato la repressione, ma non saprei come fare in altro modo; è stata una lotta, ma ora sono in pace.

Nessun commento:

Posta un commento

Duo Concertante - indice

Anna M. Pinnizzotto                                             Thomas Matus   Duo concertante Dialoghi di vita quot...