giovedì 4 ottobre 2018

11 settembre 2001


11 settembre 2001

Anna: Per giorni, per settimane ho vissuto con un peso sul cuore e una cappa grigia di piombo sembrava aver ricoperto tutta la terra. Dove si ergevano le due torri, c’era una luce sinistra e in quel globo luminoso vedevo fluttuare migliaia di corpi astrali. Anime strappate brutalmente alla vita e un grido straziante di paura, di angoscia saliva dalla polvere al cielo.
   Era il mio primo giorno di lavoro dopo le ferie. Un primo flash di agenzia, poi abbiamo acceso la CNN e siamo rimasti per ore incollati davanti alla televisione con un senso d’impotenza, di orrore. I kamikaze delle Twin Tower avevano spazzato via con quel gesto criminale, folle, anche tutte le nostre certezze e ci ritrovavamo più fragili, più insicuri. Eravamo coscienti che la nostra vita sarebbe cambiata per sempre.

Thomas: L’11 settembre 2001 ero al monastero di Camaldoli. Con noi c’erano trenta ospiti americani, amici della nostra comunità in California. Mi sono alzato con un forte mal di testa, un nodo allo stomaco. Non sono riuscito a pranzare e sono andato a riposare. Ho cominciato a sognare. C’era un uomo che stava parlando ad alta voce, come se proclamasse un messaggio a tutta l’umanità. Non saprei dire chi fosse. Mi sono svegliato per un attimo ma poi ho ripreso a sognare. Erano circa le quattordici e quarantacinque, che corrispondevano alle otto e quarantacinque in America. Ho visto cadere tre cadaveri, uno sull’altro. Mi sono svegliato di colpo e mi sono chiesto cosa significasse quel sogno. Ho tentato di riprendere il lavoro al computer. Alle quattro mi ha citofonato la nostra centralinista per esprimere il suo cordoglio. Ho domandato perché e lei mi ha detto: “Ah, tu non sai quello che è accaduto nel tuo paese. Sono crollate le due torri di New York”. Sono corso ad accendere la televisione, ed ho visto le medesime immagini spaventose che hai visto tu.

Anna: Se la tragedia americana ha lasciato un segno così profondo dentro di me, posso comprendere quanta sofferenza abbiano provocato in te e nei tuoi ospiti americani quelle immagini atroci di morte e di devastazione. La comunità religiosa e la preghiera ti avranno certamente aiutato a superare lo shock.

Thomas: Accanto a me mentre guardavo la televisione c’era qualche altro monaco, che esprimeva la sua partecipazione al mio dolore, al mio pianto. Più tardi ho incontrato i nostri ospiti americani, tutti già sapevano, ed erano inorriditi. Quella sera toccava a me presiedere la celebrazione eucaristica della comunità; puoi immaginare le emozioni — è stata anche molto bella. Ho parlato un po’ in italiano, un po’ in inglese. Dopo la consacrazione ho chiesto agli ospiti italiani presenti alla messa di restare in ascolto mentre noi americani abbiamo cantato il Padrenostro — ma è sembrato come se lo cantassero tutti. Dopo la preghiera ci siamo scambiati l’abbraccio della pace. Abbiamo condiviso un momento di grande dolore, di grande smarrimento, ma anche di profonda speranza nella fede — la speranza contro ogni speranza. La speranza è più grande della fede; anche quando non si riesce a credere, si può ancora sperare. Si spera che alla fine l’amore vinca, e si vive la speranza con un’inquietudine che non trova riposo se non in Dio, nell’assoluto Mistero che non spiega nulla ma può dare un senso anche alle cose più assurde.

Anna: Noi occidentali abbiamo vissuto in questi ultimi decenni un periodo di relativo benessere, dominati dal consumismo e dall’egoismo. Abbiamo dimenticato i poveri della terra, le ingiustizie e le tante piccole atroci guerre sparse sul nostro pianeta. Forse una maggiore solidarietà e un profondo scambio culturale possono eliminare le radici della rabbia, della disperazione, che alimentano anche il terrorismo. Voglio chiederti: Quell’undici settembre, alle ore otto e quarantacinque, dove volgeva lo sguardo Dio?

Thomas: Dio guardava attraverso i miei occhi, attraverso gli occhi di chi era davanti alla tv insieme con me, e attraverso tutti gli occhi. Dio guardava inorridito e spaventato attraverso gli occhi di chi stava al centesimo piano della torre e vedeva l’aereo puntare verso il grattacielo. Guardava attraverso gli occhi di quel cineamatore che stava riprendendo l’amico in una piazza di Manhattan e ha girato d’istinto la cinepresa catturando l’istante dell’impatto dell’aereo. Dio guardava attraverso gli occhi di tutto il mondo, attraverso gli occhi di tutti coloro che stavano inchiodati davanti agli schermi televisivi pieni di quelle tremende immagini.

Anna: E Dio guardava anche attraverso gli occhi di Bin Laden, che sicuramente gioiva per quanto stava accadendo negli Stati Uniti?

Thomas: Questo è difficile dirlo, perché sono occhi terribilmente vuoti. Eppure, aveva begli occhi! A dire il vero, Osama Bin Laden era un bell’uomo. Il suo sguardo ingannava; era severo ma aveva qualcosa di dolce. L’espressione sul volto era inquietante perché mostrava un mezzo sorriso — non c’erano le zanne del demonio nella sua bocca. Infatti, non posso demonizzarlo, perché so che egli conservava la sua natura d’uomo, con la propria fisionomia corporea ma anche spirituale, come anima creata all’immagine di Dio. Il suo sguardo apparentemente dolce e l’aspetto da uomo perbene nascondevano l’odio che esprimeva con le sue parole e con le sue azioni.

Anna: I video ci hanno mostrano Bin Laden vestito con una giacca mimetica americana e un orologio occidentale. Aveva mani delicate con lunghe dita sottili. Il suo volto, in effetti, sarebbe potuto apparire ascetico, con un sorriso mite. Quello che per me rivelava il suo carattere era lo sguardo duro, inquietante, determinato. Era un miliardario che aveva vissuto per anni in occidente, poi il desiderio di potere, l’ambizione di diventare il capo carismatico di tutti i mussulmani lo avevano trasformato in un pericoloso fondamentalista.

Thomas: Parliamo di Bin Laden come appariva sul video e com’è stato descritto sui giornali. Non sappiamo se sono stati il desiderio di potere e l’ambizione a fargli abbracciare il fondamentalismo. Ci sono tanti mussulmani, anche di tendenze fondamentalistiche, che non sono per nulla terroristi.

Anna: Tra i bagagli di Mohammed Atta, considerato il capo degli attentatori delle Twin Towers, c’era una delirante lettera di cinque pagine. Egli parla continuamente di Dio e termina il suo scritto con queste parole: ”Non c’è altro Dio che Dio. Non c’è nessun Dio che sia il Dio del trono più alto, non c’è altro Dio che Dio, il Dio della terra e del cielo. Non c’è altro Dio che Dio e io sono un peccatore. Siamo di Dio e a Dio torniamo”. Come si può compiere un gesto così orrendo, che ha provocato la morte di migliaia di persone, in nome di Dio?

Thomas: Con il suo gesto non c’entra il nome di Dio perché Dio è il Dio della vita, non vuole la morte di nessuno, né del peccatore né del bambino innocente. Ha detto di uccidere in nome di Dio, non sono che parole. Anche il diavolo nel Vangelo cita la Bibbia correttamente davanti a Gesù che sta tentando.

Anna: Mohammed Atta all’inizio della sua lettera scrive: “Nel nome di Dio, il più misericordioso, il più compassionevole. Nel nome di Dio, di me stesso e della mia famiglia. Ti prego, Dio perdona tutti i miei peccati e concedimi di glorificarti in ogni modo possibile. Ricorda la battaglia del profeta contro gli infedeli, quando cominciò a costruire lo stato islamico”. E’ proprio alla vita di Maometto — che è stato anche un grande guerriero, e come ogni condottiero dietro di sé ha lasciato migliaia di morti — che sembrano ispirarsi i terroristi nella loro guerra “santa” contro l’occidente.

Thomas: Le loro citazioni verbali del Corano, i loro riferimenti al Profeta, non sono che bestemmie! Direi che anche le prediche cristiane di questo genere sono blasfeme, ogni volta che è stato predicato il dovere di combattere e di uccidere in nome della cristianità, della vera chiesa, Dio è stato bestemmiato.

Anna: Gesù, il Bhuddha, queste due grandi figure mistiche che amiamo entrambi, non hanno mai predicato la violenza, sono stati nella loro vita coerenti con quanto dicevano. Hanno insegnato agli uomini del loro tempo il valore dell’amore, della fratellanza, della compassione, del rispetto, della tolleranza, mentre ritroviamo nella biografia di Maometto un periodo storico nel quale lui vive combattendo, conquistando città, razziando, uccidendo.

Thomas: Sono racconti leggendari che vanno collocati nel loro contesto storico. Di eventi storici si deve fare una lettura storica, senza la sovrapposizione di presupposti teologici. Non ha alcun significato teologico la battaglia del profeta Maometto contro gli infedeli; ha valore teologico la sua profezia di fede in Dio che è Uno ed è il misericordioso e il compassionevole. Questi due attributi divini sono le prime e le ultime parole del Corano, il libro rivelato dei mussulmani, e danno il senso ad ogni suo capitolo. La funzione di Maometto nel contesto dell’Islam non è paragonabile al significato di Gesù nel contesto del cristianesimo. Gesù, Figlio di Dio, incarna l’amore del Padre e salva il mondo con la sua morte in croce. Quanto al Buddha, i buddhisti lo vedono non come figlio di Dio ma come modello di perfezione umana.

Anna: Ovviamente tu stai parlando da cattolico, anzi da monaco che vede in Gesù l’unica possibilità di salvezza per gli essere umani.

Thomas: In verità il cattolico deve dire che tutti siamo figli di Dio nel Figlio Gesù. Ma parlando dell’Islam o del Buddhismo, cerchiamo di immedesimarci con le convinzioni religiose delle persone che venerano rispettivamente Maometto il Profeta e Gautama il Buddha. Non ci è lecito pronunciarci teologicamente sul Buddha o su Maometto. Possiamo dire soltanto che sono uomini creati nell’immagine e somiglianza di Dio. La funzione del Buddha all’interno del buddhismo è il richiamo costante alla potenzialità di perfezione che è insita in ogni persona umana e che si raggiunge attraverso una vita retta, la meditazione e lo spegnimento della sete egoistica che causa dolore a noi stessi e agli altri esseri. Tutti possiamo raggiungere quell’armonia e quella perfetta compostezza che vediamo nell’immagine del Buddha. È un richiamo a noi stessi, un richiamo alla nostra potenzialità, alla nostra interiorità. Lo è anche Gesù, ma in un altro modo. Maometto, invece, è un uomo che è stato chiamato a pronunciare delle parole di Dio per la voce di un angelo, l’arcangelo Gabriele, lo stesso che parlò a Maria. La leggenda di Maometto racconta che quando l’arcangelo gli è apparso, la prima parola che gli ha detto in nome di Dio era: “Recita, annunzia”. Quest’annunzio è l’opera che Dio ha voluto assegnare a Maometto. Evidentemente sto cercando di immedesimarmi con quanto i miei fratelli e sorelle di fede islamica credono, sebbene la mia fede sia diversa dalla loro.

Anna: Hai studiato la storia delle religioni, lavori molto per il dialogo interreligioso tra le varie fedi. Non ti è mai capitato di confrontarti con un Imam?

Thomas: In varie occasioni ho incontrato degli Imam e altri mussulmani autorevoli, ma le mie nozioni dell’Islam le ho avute dai manuali e dalla lettura del Corano, soprattutto nella traduzione italiana di Alessandro Bausani, le cui note rimangono ancora valide.

Anna. I fondamentalisti giustificano le loro azioni violente parlando di guerra santa, la guerra contro gli infedeli, come facevano un tempo i crociati.

Thomas: Il Corano parla raramente di Jihad, che non significa guerra, bensì “sforzo”. È’ anzitutto la lotta che affrontiamo costantemente dentro di noi per vivere secondo la giustizia e la rettitudine.

Anna: L’eterna lotta tra il bene e il male.

Thomas: È una lotta interiore per vivere secondo coscienza, secondo la voce di Dio che possiamo sentire dentro di noi oppure dall’esterno attraverso la lettura di un libro santo. Si tratta quindi dello sforzo di ascoltare, di fare attenzione alla verità e a noi stessi. Fare il bene è sempre in qualche modo una lotta anche se la nostra natura è naturalmente portata al bene anziché al male. Infatti, a causa del male che si fa intorno a me e a causa del male che io stesso faccio, sono tirato nel senso opposto, questo fa nascere in me una lotta che può anche proiettarsi fuori di me. Quando altri cercano di tirarmi dalla parte sbagliata io devo resistere. Quando uno mi dice che posso fare qualcosa perché tutti lo fanno, allora devo fare attenzione, e forse dovrò anche lottare, sarà una lotta non violenta, perché la non-violenza è la regola della mia vita, su questo non transigo, ma è lotta anche il dire di no, il dire: “Tutti lo faranno ma io non lo farò”.

Anna: Come si combatte allora il male?

Thomas: Si parte da se stessi, seguendo il richiamo al bene della propria coscienza. Poi si combatte il male attraverso le relazioni interpersonali, facendo del bene anche a chi ci fa il male.

Anna: Porgere l’altra guancia, ma questa può essere soltanto una scelta individuale. Quando è una nazione intera a essere minacciata, quando sono in pericolo la libertà e la convivenza civile, si deve assistere impotenti? Tu, ovviamente, sei stato contrario alla decisione che prese l’allora presidente Bush di bombardare l’Afghanistan e l’Iraq. E come americano avrai giudicato inaccettabili le guerre di Bush, padre e figlio, contro talebani, Saddam Hussein e Bin Laden.

Thomas: Come americano e come pacifista giudico immorali e illegittimi i mezzi che l’amministrazione Bush ha usato. Il paradosso è che alcuni militari allora dicevano “Non fatelo, se lo farete non sperate di vincere. Non avrà un esito risolutivo, non sarà possibile sconfiggere il terrorismo bombardando paesi come l’Iraq e l’Afganistan”.

Anna: Ho letto il libro di Gore Vidal “L’età dell’oro” sulla storia americana prima e dopo la seconda guerra mondiale, una ricostruzione puntigliosa e documentata. Il destino dell’umanità è in mano a poche persone, spregiudicate, a volte incapaci del loro ruolo, e per i loro intrighi  mettono a repentaglio la vita di milioni di  esseri umani. In fondo, è tutto un maledetto gioco di potere. E la storia si ripete.

Thomas: Sì, ma la storia non è fatta unicamente da uomini di potere. Anche un Gandhi ha fatto storia, e moltissimi uomini e donne che sono stati ispirati da lui, da Tolstoj a Martin Luther King.

Anna: Forse il dialogo e un profondo scambio culturale potrebbero eliminare le radici della rabbia, della disperazione che sono alla base del terrorismo. Nei giorni successivi alla tragedia dell’11 settembre centinaia di musulmani, forse migliaia, scesero in piazza per manifestare esultanza per la tragedia che aveva colpito gli Stati Uniti d’America. Certo, una netta minoranza rispetto ai milioni di persone di fede islamica.

Thomas: L’opinione pubblica cambia rapidamente in oriente come in occidente. Un giorno, forse non molto lontano, americani e musulmani scenderanno in piazza a dimostrare contro le azioni militari dei rispettivi governi. Il dialogo tra le persone di fede si deve praticare anche in tempo di guerra, perché le guerre cesseranno, ma il dialogo rimarrà.


Anna: "Il terrorismo sta cambiando volto, oggi gli esperti lo definiscono "molecolare", poche persone "dormienti" che si attivano come kamikaze.  I fatti di Parigi, Madrid, Londra, Bruxelles, Germania, Nizza, per citare soltanto gli ultimi  attentati terroristici avvenuti in Europa, dimostrano quanta crudeltà ci sia in questi uomini, che agiscono in nome di Dio, colpendo persone innocenti, per lo più ragazzi, che assistono a un concerto o siedono in un ristorante, o passeggiano per strada.  La differenza con venticinque anni fa è che oggi esiste un sedicente stato islamico, Daesh, che ha preso possesso di parte del territorio della Siria e dell'Iraq. Per fare proseliti utilizzano le moderne tecnologie e per terrorizzare gli occidentali mettono in rete video dove mostrano torture e sevizie. L’intervento militare della coalizione occidentale, con l’intento di distruggere l’Isis, non ha ottenuto i successi sperati, anzi ha moltiplicato l’odio nei nostri confronti. Sono aumentati i paesi coinvolti e assistiamo impotenti al massacro di un’intera popolazione, quella siriana."


Thomas: Sono semplicemente contrario ad ogni intervento armato. La "nostra civilità" non è forse corrotta? Non è colpevole delle reazioni delle popolazioni musulmane? L'unica risposta è pregare insieme (o ciascuno nel proprio tempio) al Dio misericordioso e compassionevole, perché diventiamo sempre più simili a Lui.

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